Emergono nuovi inquietanti particolari sull’attentato a Jakarta.
Sembra che si sia trattato di attentati suicidi, di cui uno ha investito in pieno una colazione di lavoro ad alto livello presieduta da James Castle, potente uomo d’affari e lobbista statunitense fondatore - tra le altre cose - di CastelAsia, un think tank con base a Jakarta, che è rimasto ferito.
Ci sono invece conferme dal ministero della Sicurezza Indonesiano che il neo-zelandese Tim Mackay, presidente della divisione indonesiana della PT Holcim (una multinazionale del cemento) presente alla riunione, sia rimasto ucciso.
Sembra che tra gli altri ospiti ci fosse anche il direttore della grande miniera in West Papua facente parte della Freeport-McMoran (uno dei più grandi produttori di rame del mondo).
I sospetti ricadono sugli estremisti islamici di Jemaah Islamiyah (già autori dell’attentato del 2003).
Alcune voci parlano di un attentato molto più grande in preparazione per il 20 luglio, di altre bombe inesplose trovate e disinnescate; addirittura di un attentatore suicida fermato con una bomba prima che potesse farsi saltare.




